TSR 67 - L'ODORE DEL NULLA

by LE CITTA' INVIVIBILI

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about

TSR 67

LE CITTA' INVIVIBILI
PASQUALE DE ROSA - voce, chitarra, batteria, loops
SIMONETTA GORGA - voce, basso, loops

musica e arrangiamenti LE CITTA' INVIVIBILI
fiati e synth LORENZO VECCHIO
registrato, mixato e masterizzato da ALESSANDRO GOBBI presso il CAFFIERO STUDIO di Fano (PU)
foto copertina ELIANA GIACCHERI
progetto grafico MANUELE ALTIERI

Le Città Invivibili è un duo che si muove sul crinale tra noise-rock e post-rock rigorosamente cantato in italiano ed è formato da Pasquale De Rosa (voce, chitarra, loops) e Simonetta Gorga (basso, loops). Supportati solo da qualche chincaglieria elettronica ma non precludendosi collaborazioni con altri musicisti, i due danno alle stampe L’Odore Del Nulla, un lavoro “potente e diretto, il cui fondo post-rock lascia spesso spazio ad un noise senza compromessi, orientato verso l’industrial, ma che, in qualche parte, concede delle brevi fughe psichedeliche. Il perfetto materiale sonoro su cui cantare del declino di un mondo in cui il nichilismo non è più qualcosa su cui riflettere, ma la condizione esistente – e avvilente – in cui ci muoviamo e sentiamo”.

il ritorno per LE CITTA' INVIVIBILI a distanza di tre anni dal primo omonimo EP in uscita per
TOTEN SCHWAN RECORDS
www.totenschwan.altervista.org
totenschwan.bandcamp.com
DEAMBULA RECORDS
www.deambularecords.com
www.facebook.com/deambularec/
CONTROCANTI
www.facebook.com/controcanti/
TORANGO
torangomusic.com
www.facebook.com/torangomusic/
KASPAR HOUSE
kasparhouse1.bandcamp.com
www.facebook.com/kasparhouseproduction

LE CITTA' INVIVIBILI
lecittainvivibili.bandcamp.com
www.facebook.com/Lecittainvivibili/
lecittainvivibili@yahoo.it

credits

released January 22, 2017

Certamente con un simile nome non ci si può aspettare musica leggera e di facile fruizione. "L'odore del nulla", nuovo lavoro del progetto Le Città Invivibili, è un plumbeo muro sonoro dove protagonista è lo sferragliante basso, assieme a chitarre distorte e spesso dissonanti, infatti stiamo navigando nelle acque malsane del noise rock, come non se ne sentiva dai primi anni del millennio. La personalità disturbata del progetto musicale emerge nei passaggi più duri e taglienti come verso la fine del secondo pezzo "Il vento". Le voci, alternate tra quelle di Pasquale e Simonetta (i due fondatori e membri fissi), sono mantenute molto dentro il mix e spesso sono sommerse dagli strumenti e le parole si percepiscono a fatica. L'effetto è senz'altro voluto e programmatico, anche perché i brani sono per la maggior parte del tempo strumentali e la voce svolge funzione narrativa. Inoltre in "Vertigine", prima che il basso venga percosso con sorprendente brutalità, il sospiro iniziale dice (se non mi sbaglio): "Fuggire, dare fiato, ali crude alcoliche, esasperare l'impossibilità di un respiro, ahhh". Quindi anche quando i testi si fanno intelligibili, ciò che apprendiamo non è edificante: si affrontano le oscurità della società contemporanea, priva di identità e di prospettive; ma senza la ricerca retorica di una qualche soluzione o rivoluzione. Semplicemente si descrive la percezione della realtà, dal punto di vista sociale ed ambientale, come ad esempio nel suggestivo pezzo in 5/4 "Il fiume": "Sono il fiume dei detriti che la Terra perde nel suo invecchiare (...) il mio scorrere non è che il pianto del mondo". La responsabilità umana nei confronti della natura è richiamata ne "Il muro": "Le nostre abitudini vigliacche che non buttiamo via". La voce di Simonetta in "Verità", così urlata, fa ricordare un po' quelle voci riottose che si sentono nel digital hardcore degli Atari Teenage Riot, invece in "Finestre parte III" Pasquale opta per un parlato. Surreale la scelta di inserire talvolta, all'interno di queste barriere rumorose, delle parti per tromba, come in "Rosea", che sanno di resistenza umana all'atmosfera polverosa e post-apocalittica generata da chitarra basso e loop di batteria. Il brano di chiusura "Àgalma" presenta una melodia cantata da Pasquale: "Sai, quando dormirai e non capirai io ascolterò, nell'anelito che nasconderai, io cercherò il tuo brivido che attraverserai." Curioso il titolo: àgalma è una parola molto significativa che gli antichi greci usavano per riferirsi sia ad un simulacro della divinità (una statuetta, un tesoro, un oggetto di culto), sia al desiderio scaturito dall'immaginario. E' un concetto che al giorno d'oggi è utilizzato e banalizzato nel commercio, e corrisponde a quel desiderio e quella venerazione che i pubblicitari cercano di ottenere per far acquistare prodotti anche inutili, ai quali però i consumatori attribuiscono un valore psicologico, irrazionale. Inserire nel pezzo di chiusura un simile concetto, la ricerca quasi feticistica di un qualcosa a cui essere devoti, dopo un intero album che trasforma in suoni la totale negazione nichilista di qualsivoglia valore, è una sberla critica non indifferente! Le Città Invivibili si confermano, come nell'Ep precedente, un posto non adatto ai cuori teneri, ma anche una bella sfida per i più impavidi; sfida che, una volta vinta, lascia piuttosto soddisfatti.
- Musicmap.it

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