TSR 66 - LYNCH

by LE MASCHERE DI CLARA

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    Comes in a lovely gatefold card case, with artwork by Le Nevralgie Costanti

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about

TSR 66

LE MASCHERE DI CLARA:
Lorenzo Masotto - Bass,Synth,Piano
Laura Masotto - Violin, Bass, Bağlama
Bruce Turri - Drum

"I'm not a musician, but I play music. So it's a strange thing." Lynch

Music by Le Maschere di Clara
Artwork by: "Le Nevralgie Costanti "
Recorded @ The Factory - Vr
Mixed and Mastering by Dave Venco - Strong room - London

credits

released January 21, 2017

RISTAMPA DELLA VERSIONE DIGITALE
USCITA NELL'OTTOBRE 2015
Toten Schwan records
www.totenschwan.altervista.org
Ghost Factory records
ghostfactoryrecords.wordpress.com
Riff records
www.riffrecords.it

Da Verona la potenza sperimentale dei Le Maschere Di Clara che tornano in pista con l’Ep Lynch, quattro sistemi sonori che hanno il sapore deciso e confuso della nebbia, impronte progressive ed elucubrazioni multistrato che restituiscono all’ascoltatore quel senso, quella profonda qualità di esecuzione e trasporto che oramai latita sia in certo underground come nei piani superiori del main. Il trio – Lorenzo Masotto piano/basso/voce, Laura Masotto violino/voce e Bruce Turri batteria/voce, circuisce, non aprono bocca se non il cuore, solo musica strumentale che per circa una ventina di minuti gira, scorre e si incanala nelle vie dell’immaginazione, quasi un short desert album che – anche reso irraggiungibile da un violino stramaledettamente evocativo – costruisce una bella scelta dei tempi e dei timbri da far dimenticare il significato della parola “manierismo”. Piccole arie emozionali messe a contrasto con un basso bofonchiante, percussioni creative, tasti di piano schizzati claustrofobie grumose (“Freak”), ansiose melodie cinetiche (“Istanbul”), corde di violino tese come vene da sacrificare (“Pow wow”) e certi Strawbs impazziti sono la panacea per i sistemi uditivi di tanti, ma principalmente di chi – nelle intensità strutturali dei LMDC – trova una luce per proiettare sé stesso. Rumorosamente ispirato!
- Shiver

"Lynch" is the short but wild new EP from Verona's acclaimed Le Maschere di Clara, released in October of 2015. LMdC aims to mold classical with rock in an attempt to "vent" feelings while maintaining the highest ideals of expression, improvisation, and artistry. Like many great RPI bands past and present they easily reach this threshold. And while "venting" may not have been the best translation or the word they would have chosen it seems to apply just fine to this recording. This short work is a burst, a Molotov cocktail, intense as hell. Beginning with "Freak" the distorted bass is so massive and the drums so nuts it almost feels like some garage doom metal band's wall of sound, save for the theatrics of violin all over the top. "Istanbul" begins every bit as manic before a short breather, but it doesn't last. The pace quickly reverts back to intense through the middle section of the EP. The 10-minute long closer "Solar" becomes the show piece here. Beginning with a huge infectious groove and some Italian spoken word, the tension slowly builds with some looping effects that brings a sense of unease, disjointedness to the listener. Toward the end when the track is in full maelstrom there are these calming, uplifting notes but only at intervals. These bring the slightest bit of calming effect to the craziness, a bit of a post-rock hug after having your ass kicked. I was disappointed though that the EP is already over following "Solar" and I guess that's why it doesn't do better than 3 star "good but not essential" for me. I wanted this one to be twice as long and see where it all led. I wanted much more. This is stimulating listening at its finest and will please all adventurous RPI fans, but it may leave you hanging and feeling somewhat unfulfilled. I would have held onto these cool songs a bit longer for an album.
- Finnforest

Le Maschere di Clara ci hanno abituati ad incrociare le loro strade musicali con le varie arti. Se con il loro EP d’esordio, 23, avevano esplorato il mondo della pittura e con il loro secondo album, Alveare, si erano occupati di letteratura, la loro nuova esperienza ci parla di cinema. Le visioni di David Lynch prendono vita attraverso quattro brani disturbanti. Distorsioni di violino, un piano che fa la sua comparsa tra i rintocchi di batteria: ecco gli elementi che rendono unica e intensa la musica del trio veronese. Per la prima volta sono state inserite sonorità elettroniche, che contribuiscono a rendere le atmosfere allucinate, in pieno stile col cinema di Lynch.
- Lost highways

Seguo da molto tempo Le Maschere di Clara e apprezzo la loro proposta musicale che passa, anche, attraverso l’atipicità della formazione, un trio che vede Lorenzo Masotto al piano e basso, Laura Masotto al violino e Bruce Turri alla batteria, con la distribuzione della parte vocale su tutti i membri. Il commento meramente musicale di idee, concetti e storie, è al contempo affascinante e difficile da captare, perché esiste sempre il rischio di un clamoroso fuori tema, anche se uno dei possibili piaceri per un musicista deriva proprio dall’interazione con l’ascoltatore, da una diversa visione delle cose stimolata dal potere sinestesico della musica. In questo caso ciò che la band veronese descrive, ora e in prospettiva, è un qualcosa di molto conosciuto e toccante, perché David Linch, e il suo movie The Elephant Man -tratto dai libri The Elephant Man and Other Reminiscences-, hanno smosso le coscienze, toccando il cuore di milioni di persone. Storia che tratta la differenza tra gli uomini, fisica e morale; racconto che disegna la dignità umana e la metodicità con cui si cerca di minarla; valori come amicizia e solidarietà contrapposti alla crudeltà e alla vigliaccheria, con sullo sfondo, e allo stesso tempo protagonista, un essere inguardabile, la cui mostruosità sparisce quando emerge ciò che da sempre è intrappolato nel suo “io” più profondo. Tutte queste immagini sono quelle che ci sia aspetta prima che Freak -primo pezzo dell’EP- inizi a rivelarsi, e col passare dei minuti -seguono Istanbul, Pow Wow e Solar- tutte le parti incominciano a combaciare, perché la suggestione è tanta, e appare impossibile non rivivere la storia dell’Uomo Elefante, ad ogni cambio ritmo e modifica armonica. L’atmosfera creata da LMdC è fortemente simbolica, con sottolineature grevi, potenti, e disegni di scenari musicali ad ampio raggio, e la mia personale impressione è che la libertà fornita da composizioni prettamente strumentali sia servita in questo caso per accentuare la focalizzazione sui soggetti (racconto, attori, comparse e paesaggi).
- Athos Enrile

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