TSR 73 - DI COSA SI NASCE

by PETROLIO

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about

TSR 73

Recorded, Mixed and Mastered by Petrolio
Artwork, graphics and photography by Daniela De Luca e Petrolio
Special thanx to my family, my brothers in Infection Code, Gabbiainferno and Moksa; all guys in Dreamingorilla rec., E’ un brutto posto dove vivere, Dio Drone, Taxi Driver Rec., Screamore., Vollmer Industries, Brigante Rec. and Toten Schwan Rec.; Davide Peglia for live support; Piuma and Paolo Penna for mixing live noises, Daniela De Luca for her images, Die Abete for samples in Le spit’s tree, Giudah, Bad Girl with Leonardo, and all the people supporting my black works.

Experimental one man project formed by P.
P.: synth, noises, drones, drums, bass
P.: these are noises with spatial emotions
P. wants only to play the doom days soundtrack..

credits

released March 25, 2017

Un fiume nero che, lento e inesorabile, ci annega fra le sue acque tetre. Sprofondare nel buio più profondo, nella solitudine delle periferie desolate, nel vuoto del nostro cuore, in mezzo al freddo della nostra anima. Elettronica, shoegaze e metal. Di cosa si nasce e di cosa si muore. Un cerchio che si chiude, stringendoci fino a soffocare.

Petrolio, ma anche catrame, cemento e cavi elettrici scoperti: queste sono le immagini associabili al disco e questa è la densità che Cerrato è in grado di dare ai pezzi, dato che non gli mancano esperienza e mestiere e dato che, come si è visto, ha una lunga “case history” da consultare. A volte riesce a sembrare incombente e pericoloso, altre a trasmettere un forte senso di alienazione, proprio come ci si aspetta da lui. Ci sono anche dei tentativi di arricchire o variare lo schema, basta ascoltare il primo pezzo, ma è su questo che Enrico dovrà lavorare maggiormente in futuro se vorrà essere ricordato.
[The new noise]

“Petrolio” è il progetto solista dietro al quale si cela Enrico Cerrato (Infection Code, Gabbianferno, Moksa). L’album uscito per una nutrita cordata di etichette (che pare la tendenza del momento a quanto vedo) è composto da 7 tracce oscure come la pece e claustrofobiche come la notte. Elettronica, shoegaze ma anche metal nel più ampio concetto del termine sono i meandri del sottosuolo dentro i quali si muove Petrolio in questo debut album “Di Cosa Nasce”. Un flusso sonoro scorretto e spigoloso, sghembo e imprevedibile porta alla mente certe atmosfere alla Godflesh miscelate a quanto di più viscerale e cupo le sonorità lo-fi possano partorire. Uno schema ripetitivo fatto di synth e drum machine al limite del clipping, quasi “mantrico” se vogliamo, caratterizza l’intera durata dell’album ma penalizza anche la varietà della composizione. Un vero peccato se pensiamo invece a quanto siano azzeccate le atmosfere e il “mood” delle canzoni. Un disco che merita senza dubbio un ascolto approfondito, un buon esordio per un ottimo artista dal quale auspico più che una maturazione una naturale evoluzione già dal prossimo lavoro in studio.
[vivamag]

Petrolio lo senti avvicinarsi da lontano, da sotto i piedi che avanza in veste elettronica e sradica preconcetti per porsi nei confronti di un assoluto morente ad intessere trame di abbandono, di dolore, di buio che circonda una prova dove il silenzio o la calma di un pianoforte sono maggiormente discostanti di tutto quello che ci gira attorno, una prova solista quella di Petrolio moniker di Enrico Cerrato, un prova che trasuda potenza che si esprime in modo esemplare passando da un industrial ad un ambient d’ampio respiro, quasi fossero i suoni della terra, le ombre discostanti assuefatte dalla paranoia collettiva e quella strana sensazione di vita che viene via via ad esaurirsi, ad incombere nell’incedere spassionato di tempeste e fulmini cercando una via d’uscita nel labirinto della nostra ragione, ma scoprendo alla fin fine che siamo fatti di molecole pronte a disgregarsi al suolo, tra la materia e l’infinito ecco Di cosa si nasce a fare luce dove luce non c’è.
[Indiepercui]

Enfatico industrial primi anni novanta per la creatura di Enrico Cerrato (Infection Code) che rispolvera per l’appunto un genere a metà tra l’oscura elettronica di Dive e The Klinik ed immaginarie basi dei Godflesh di Pure. Un album forse troppo schematico per i puristi della razza (MB, Atrax Morgue, Mauthausen Orchestra) e al contempo troppo lontano dalle derive più in voga oggi (Prurient, Ben Frost, Sunn O)))) ma non per questo sgradevole o faticoso. I brani solitamente si snodano partendo da una poderosa base, monolitica ed incrollabile quanto un elefante di Annibale, sulla quale si insediano sonorità malsane ed “ambientali” quanto il più spietato basso piemonte potrebbe mai emanare. Un progetto gradevole quindi, in grado di metter d’accordo tanto i metallari quanto i goth ed arricchito di un elegante artwork totalmente intriso nell’oro nero. Piccoli Mr.Robot crescono.
[Sodapop]

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